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…su Quartucciu

Quartucciu è un paese che occupa uno spazio minuto del Cagliaritano.

Ricostruzione corografica del territorio
di Castel di Cagliari – 1327

Per secoli, è stato un piccolo borgo di terra. Tanta campagna, poche case. Il rapporto dei suoi abitanti con l’agro più forte di quello con Casteddu, la città di pietra.
Così sino alla metà del Novecento, quando la sua immagine storica si è cristallizzata nelle fotografie in bianco e nero, ormai sbiadite, che troviamo negli album dei nostri nonni: finestre su un passato che ormai vive solo nel nostro immaginario collettivo.
Le botteghe degli antichi mestieri, il lavoro nei campi. Bambine e bambini che giocano in strade di terra tra vecchie case campidanesi. I riti religiosi, le famiglie numerose, i lutti condivisi, le feste popolari. Immagini che popolano un passato ai nostri occhi genuino, caratteristico e tradizionale.
Un passato che, per i nostri avi, era probabilmente solo un normale, povero e precario presente.

Ma neanche quest’immagine fittizia e nostalgica è servita a salvare Quartucciu dal suo destino. A partire dal Secondo dopoguerra, il borgo è cresciuto. Disordinatamente, esponenzialmente. Si è quasi fuso con Quartu e Selargius dai quali, un tempo, ci separava l’aperta campagna.

Negli anni ’60 e ’70 le nuove case hanno occupato i campi a ridosso del centro storico, spezzando quel rapporto sostenibile (diremmo oggi) con la campagna.
Le espansioni pianificate degli anni ’80 e ’90 hanno ulteriormente compromesso la forma, l’organizzazione e la gestibilità dell’insediamento, relegando Quartucciu al ruolo di grande quartiere dormitorio di Cagliari, con pochi servizi e tanti problemi.

Ammettiamolo: oggi Quartucciu non è un bel paese!
È un paese normale, forse persino banale se non, addirittura, per certi versi, brutto.
Negli ultimi cinquant’anni, compiacendosi della conquistata modernità, è diventato periferia di quella città di pietra che un tempo guardava da lontano.

Ma senza crisi, non ci sono sfide. E oggi, la scommessa di Quartucciu è ritrovare la propria identità, ritagliandosi un ruolo territoriale e sociale all’interno della Città metropolitana di Cagliari, che in futuro diverrà sempre più il motore dell’intera Sardegna.

La sfida della contemporaneità si affronta con nuove energie e con approcci più evoluti rispetto a quelli fallimentari degli ultimi decenni.
Servono sensibilità nuove e la partecipazione di cittadine e cittadini a un processo di (ri)costruzione della nostra comunità e del nostro paese.
Conoscere il contesto in cui si formano le scelte pubbliche. Condividere informazioni, istanze e bisogni sociali e materiali. Elaborare e suggerire idee e proposte progettuali.

Viviamo un tempo storico che si muove velocemente verso il futuro. Dobbiamo ripensare consapevolmente le nostre città per adattarle ai grandi cambiamenti in atto nella società. E questo blog nasce proprio per contribuire a creare questa nuova consapevolezza a Quartucciu.


…su di me

Sono nato nella calda estate del 1983. Mi immagino la scena: mio padre che guida la Fiat 126, sul sedile posteriore mia madre con sua zia Margherita, l’ostetrica del paese, diretti verso la clinica di Cagliari lungo un già trafficato viale Marconi.

Ho avuto la fortuna di frequentare la scuola materna di via Verdi e di giocare nel suo giardino. A Natale si faceva un presepe grandissimo. Le elementari nella scuola di via Minzoni, quando ancora era un grande complesso vivo delle voci dei bambini.

I tre anni trascorsi nella scuola media Ippolito Nievo sono pieni di bei ricordi. Alla faccia di quei genitori che la snobbavano per i propri figli perché scuola di periferia, sembra un ghetto. C’erano (ci sono!) un laboratorio di scienze da paura, la sala di musica e la palestra, punto di riferimento per tanti ragazzi di quegli anni: alzi la mano chi non ha giocato a badminton a Quartucciu!

Nella parrocchia di san Giorgio Martire ho frequentato il catechismo, prima con Fausta, poi con Rosalba. Ricordo i ritiri spirituali a Sant’Isidoro, gite che si chiudevano con i rimproveri di don Beniamino per il troppo casino.
L’ulivo di via Selargius, il campo sintetico di piazza Pascoli, le basciarelle, l’oratorio di sant’Antonio Abate, le strade tra Selargius e via Nazionale: questo era, più o meno, il mio campo da gioco.
Nel ’97 la mia squadra vinse il bronzo nella caccia al tesoro cittadina per le vie di Quartucciu. Cinque ragazzini in bicicletta, superati solo da due squadre di adulti con le loro armi d’avanguardia: auto, scooter e i primi telefoni cellulari.

Il liceo Pitagora a Selargius e l’università a Cagliari mi hanno un po’ portato via: diventi grande, il tuo orizzonte si allarga, fai nuove amicizie fuori dal (tuo) comune. E cominci a diventare cittadino del mondo.

Lo giro spesso, il mondo. Ma a Quartucciu, mi sento a casa. E così ho deciso di impegnarmi per il mio paese. Dal 2012 al 2017 sono stato consigliere comunale, cercando (tantissimo) e riuscendo (purtroppo non sempre) di farlo diventare un luogo migliore, un luogo in cui valga la pena vivere.

Ora c’è la voglia di condividere il mio interesse con altre concittadine e altri concittadini.
Sono ingegnere dell’Agenzia del demanio. E allora perché non parlare di Quartucciu in un blog, attraverso le mie passioni che costituiscono anche il mio lavoro: architettura e urbanistica?